Rigenerazione cartilagine e legamenti, al Policlinico centro di eccellenza. Ma mancano i kit

Articolo uscito sul IlMattino.it martedì 19 Marzo 2019

Medicina rigenerativa nelle lesioni tendine e muscolo scheletriche. All’Università Federico Ii esiste un enclave di eccellenza in questo campo. Donato Rosa, docente aggregato presso la cattedra di e Ortopedia e traumatologia conduce da anni studi, ricerche e applicazioni in questo campo contando su un’esperienza e una casistica unici in Campania e in tutto il centro sud. Peccato però che i tagli alla spesa, le esigenze di razionalizzazione dei costi e scelte di economia aziendale impediscano alla Farmacia del policlinico di rifornire adeguatamente il suo centro dei kit necessari all’utilizzo per allargare l’impiego di tali tecniche ad una platea più ampia di pazienti che potrebbe giovarsi di tali innovative tecniche senza essere costretti a rivolgersi a strutture private o ad altri centri ortopedici di altre regioni. “La Medicina rigenerativa – avverte lo specialista – si avvale di trattamenti farmacologici e chirurgici, di servizi e terapie fisiche ma in particolare di tecniche e di trattamenti per rimpiazzare e rigenerare i tessuti ossei, muscolari e cartilaginei danneggiati dai traumi, da processi patologici e degenerativi ovvero dal logoramento dell’età. il processo di rigenerazione cellulare e tessutale è finalizzato a ripristinare la normale funzionalità in ambito muscolo-scheletrico”. 

Le indicazioni per l’utilizzo di metodiche connesse alla Medicina rigenerativa sono varie, dalle patologie tendine che affliggono gli sportivi più o meno giovani, quali le tendinopatie del tendine di Achille o del patella o il famoso “gomito del tennista”passando per patologie muscolari, fino a quelle ossee, quali perdita di sostanza o ritardi di consolidazione in seguito a traumatismi e cartilaginee. Le lesioni in cui è possibile intervenire con l’ortopedia rigenerativa sono quelle osteoarticolari (che colpiscono la cartilagine articolare) e quelle muscolo tendine. 

«La rigenerazione tessutale – spiega Donato Rosa – si ottiene con terapie e infiltrati in regime ambulatoriale chirurgico o attraverso vere e proprie procedure chirurgiche da effettuare in sala operatoria. Parliamo di particolari fattori di crescita (PRP) utilizzati da soli o in associazione con acido ialuronico  (Cellular Matrix) di cellule mesenchimali staminali e di cellule vasculo-stromali prelevate dal tessuto adiposo, ma anche di innovative tecniche chirurgiche per le patologie meniscali e cartilaginee con l’impiego di trapianti cellulari e osteocondrali e di sostituti preprotesici ovvero mi riferisco all’avanguardia dei trattamenti biologici del nostro campo riconosciuti e validati a livello scientifico internazionale».

La mobilità delle ginocchia? Anche quella dipende dalla cartilagine che riveste le estremità dell’osso a livello delle articolazioni. Questo tessuto protegge le ossa da traumi violenti. “Se la cartilagine è seriamente danneggiata – continua lo specialista – si verificano infiammazione e instabilità con gravi limitazioni motorie che possono cambiare la qualità della vita. L’erosione della cartilagine, inoltre, è responsabile del fenomeno artrosico». La cartilagine è un tessuto poco o nulla vascolarizzato che si nutre solo del liquido presente nella cavità articolare. Pertanto una volta danneggiata ha una ridotta capacità di riparazione. Fondamentale, in questi casi, è conoscere la cause del suo danneggiamento e mettere in atto misure di prevenzione e terapie mirate. Le soluzioni? Possono essere chirurgiche o non chirurgiche. 

«Gli strumenti della medicina rigenerativa – conclude Donato Rosa – possono essere utilizzati per ogni tipo di lesione muscolare, dallo stiramento alla rottura completa, come spesso avviene negli sportivi, passando per contusioni e contratture. Inoltre trova applicazione nella maggior parte delle lesioni tendinee degenerative o da sovraccarico funzionale (tendine di Achille, quadricipite e rotule)e nel trattamento dell’epicoldilite (gomito del tennista) e nelle patologie della spalla (cuffia dei rotatori).   

A fronte dei grandi traguardi della medicina rigenerativa e delle eccellenze che la Campania vanta in questo campo come all’università Federico II tali tecniche sono ad oggi ancora poco diffuse e soprattutto usufruibili dal grande pubblico e purtroppo i paziente è costretto a rivoolgersi ai centri privati o a piccoli ospedali di provincia in cui, non si sa per quale ragione e logica di pianificazione, i presidi per la medicina rigenerativa sono disponibili in numero maggiore che nelle università che fanno studio e ricerca sebbene poi manchi un approccio in rete e una casistica tale da assicurare lo sviluppo di poli di eccellenza. “Certo, al momento non esistono cure sicure che garantiscano al 100% la risoluzione di patologie quali l’osteroartrosi e patologie tendinee croniche – conclude Donato Rosa – e non esistono sostituti cellulari per la rigenerazione tessutale validi per la cartilagine o i menischi ad esempio, sebbene le cellule staminali rappresentino una grande sfida e una scommessa per il futuro. Per cui il paziente a fronte di promesse spesso vane, dovrebbe essere informato sul trattamento che potrebbe non avere effetto in maniera durevole con effetti limitati ad alcuni mesi di sollievo. 

In strutture come quelle universitarie, dove ci sarebbe l’obbligo culturale di premiare la ricerca e l’innovazione, la strada per l’impiego di tali tecniche per ora resta sbarrata penalizzando l’attività dei chirurghi e costringendo una quota consistente di pazienti a emigrare in altri centri di regioni del nord per riavere queste cure all’avanguardia.